UN’WE. significa “solo uno” in Changana, lingua bantu parlata in Mozambico. Allude a un mondo che, pur apparendo unificato dai media e dalle reti sociali, resta profondamente frammentato, diseguale e attraversato da distanze sempre più radicali. In scena, due corpi abitano una condizione di tensione costante: mondi che si allontanano, incapaci di riconoscersi come interdipendenti, eppure, affetti dalla stessa struttura di sfruttamento. I performer si muovono in cerchi ripetitivi, come criceti su una ruota infinita: pedalano fino allo sfinimento pur di guadagnare abbastanza e sostenere le famiglie lontane. Questo lavoro è il risultato di una collaborazione artistica tra Spagna e Mozambico, sviluppata attraverso scambi bilaterali e progetti di creazione sostenuti dall’Ambasciata di Spagna in Mozambico e dall’AECID – Cooperación Española.
Dopo il precedente OTEMPODIZ, Fenias Nhumaio e Deissane Machava tornano a essere protagonisti di una creazione che intreccia danza, esperienza vissuta e riflessione politica, trasformando il corpo in archivio di memoria, fatica e resistenza. La pièce assume un significato specifico nel contesto di Barriera di Milano, quartiere storico e multiculturale di Torino, segnato da migrazioni, stratificazioni sociali e continue trasformazioni. Un territorio spesso al centro del dibattito pubblico per la sua multi-etnicità, ma anche luogo pulsante di vita, relazioni e sperimentazioni sociali. UN’WE diventa così non solo una performance, ma un atto politico e poetico: un gesto necessario per abitare il presente attraverso i corpi.


