Meraki. nasce dalla collaborazione con il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia Medhat Shafik, la cui installazione Palmira utilizza juta, garze e tessuti naturali per evocare la stratificazione della storia, i danni dell’uomo alla natura e la violenza, rappresentata da fagotti simbolo di viaggio forzato o esilio. Per Shafik, la ricostruzione dopo il trauma diventa un viaggio onirico e leggero, che recupera simbolicamente luoghi e memoria.
La coreografia e la musica, create insieme da Emma Zani, Roberto Doveri e Timoteo Carbone, intrecciano movimenti e melodie in un linguaggio chiaro e rarefatto, dove i danzatori si sfiorano senza contatto diretto, in una ricerca di equilibrio e condivisione. La poesia Itaca di Kavafis, recitata da Shafik durante la performance, amplifica la dimensione simbolica del viaggio come esperienza di crescita e rinascita. L’opera, con costumi HACHE e in collaborazione con Meccaniche della Meraviglia e Stazione Utopia, trasforma lo spazio scenico in un dialogo immersivo tra danza, musica, installazione e poesia.

